Il “GUSTO” QUESTO SCONOSCIUTO

“Tu proprio non hai gusto”, “Wow! Che gran gusto che hai”, “Mi piace il tuo gusto”, “Tu proprio gusto zero” mai sentite frasi di questo genere? Io migliaia di volte dalle persone più disparate e diverse del mondo!

Ora cerchiamo di essere oneste con noi stesse e parliamo una volta per tutte di questo benedetto “gusto”.

Quello che vi scriverò va un pochino contro corrente ma come vi dicevo sarò molto diretta.

Io non credo che esista davvero qualcuno che ha gusto se per gusto intendiamo qualcosa di innato.

Come si suol dire, nessuno nasce imparato e con la capacità di agghindarsi meticolosamente seguendo perfettamente moda e tendenze.

Partiamo dal principio: l’input, la vision, la storia la scrivono da sempre loro, i grandi stilisti.

Dopo la guerra, intorno agli anni ’50, raggiunsero l’apice della loro carriera geni come Coco Chanel, Yves Saint Laurent, Christian Dior, Guccio Gucci, Salvatore Ferragamo. Loro lanciavano idee nuove, a volte bizzarre, nell’utilizzo dei colori, delle misure, delle taglie, delle lunghezze; facevano sfilare in passerella i loro outfit e magicamente tutto era nato. La tendenza della stagione era dettata.

Coco avant Chanel – L’amore prima del mito

Mai visto il film “Coco Avant Chanel”? Guardatelo…avremo modo di parlarne in altri post!

Poche persone potevano però accedere economicamente all’acquisto di quei capi costosissimi e quindi la maggior parte delle persone continuava ad acquistare ciò che il botteghino o la sartoria di paese proponeva.

Non esistendo internet, in pochi avevano idea di ciò che fosse stato lanciato e quindi si continuava a vestire come si era sempre vestito. Quando si incontravano però persone che avevano capi riconoscibili perché di “marca”, il vociferare era finalizzato ad esaltare il gusto di quella riccona di turno proprio perché tali capi erano rari da vedere indossati.

Ecco il gusto, il metro indicatore di quelle poche persone che potevano permettersi capi e dettagli che si differenziavano dalla massa e che quindi davano nell’occhio. Chiunque rimaneva impalato davanti alla diversità di stile e veniva quindi classificato come persona di gran gusto.

Oggi tutto è profondamente cambiato, nel senso che la massificazione dell’offerta non divide più così tanto le classi sociali che, non prendiamoci in giro, esistono ancora, ma tutto è più facilmente camuffato.

Mi spiego meglio: oggi più di ieri ci sono donne benestanti o i VIP che possono tranquillamente permettersi la Phantom Bag in Pitone di Celine da circa 3.000€ o la Birkin di Hermés in coccodrillo da circa € 50.000 ma, a differenza di prima, oggi grazie ai marchi che ricalcano lo stile, colore e taglio e riproducono la stessa borsa con un altro nome ma davvero simile all’originale, il gioco è fatto.

 

O ancora, grazie alle riproduzioni esattamente identiche alle originali che costano però un decimo, tutte noi in un attimo e con una spesa di circa € 200, sembriamo un po’ tutte Grace Kelly.

Ma il punto è un altro, dopo aver indossato un capo costoso e blasonato, possono definirsi persone che hanno gusto? Voglio dire, il gusto è direttamente proporzionale al lusso? Chi indossa capi firmati dell’ultima collezione può ritenere di avere gusto?

No io dico proprio di no.

Come per tutte le cose anche il gusto è qualcosa che va coltivato. Innanzitutto un pochino di passione o piacere nella scelta del proprio abbigliamento è rilevante.

Poi di certo bisogna avere la capacità di interpretare. Intendo dire che ciò che conta, è la capacità di leggere un copione e saperlo riprodurre ma, con il proprio tono di voce, il proprio sguardo, la propria prossemica.

Esattamente in egual modo va pensata questa favola del gusto: leggere i must di stagione dalle riviste di moda, dalle sfilate, entrando nei negozi e…farsi un’idea.

Tornare a casa, aprire il proprio armadio e verificare cosa abbiamo che possa avvicinarsi a ciò che propongono le tendenze della stagione e…agire.

Cosa intendo? Beh è ciò di cui voglio scrivervi con costanza in questo blog.

Imparare ad interpretare, a mecciare, a sovrapporre, a giocare con ciò che abbiamo nell’armadio e ciò che propongono gli stilisti è la mia missione. Voglio che capiate che avere gusto non è vestire il lusso ma saper condurre una regia attraverso una sceneggiatura ben definita con degli attori che entrano perfettamente nel personaggio.

Ecco i miei attori siete voi, le persone a cui voglio dimostrare che, con un pizzico di supporto da parte del “gobbo”(che sarei io), saprete interpretare la parte in modo impeccabile, perché il gusto se pensate di non averlo…ve lo tirerò fuori io!

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