IERI COMMESSA OGGI SALES ASSISTANT

Ricordo quando ero piccola e andavo con mia madre a fare shopping. Entrando nei negozi mostravamo sempre un certo affidamento verso la “commessa”, oggi comunemente chiamata “sales assistant”.

La commessa era la padrona di casa, quella a cui si chiedeva esattamente ciò di cui avevamo bisogno e lei, senza troppe domande, iniziava a proporci capi su capi al fine di soddisfare le nostre esigenze. Dopo un paio d’ore praticamente tutti i capi erano riversi sui mobili del negozio o appesi in camerino. Ci veniva proposto tutto ciò che aveva in negozio cercando la taglia corretta e, intanto che tu in camerino ti spogliavi, la commessa correva a trovare il colore più adatto ai tuoi occhi, capelli, carnagione, dando anche forti indicazioni su ciò che ci stava bene e cosa no.

Insomma era per noi un sorta di mentore, ci si fidava della commessa del negozio, era un punto di riferimento, era colei che conosceva i nostri gusti; capitava spesso che quando arrivavano capi interessanti per noi, ci chiamasse a casa chiedendoci di passare a trovarci perché erano arrivati capi nuovi ed adatti a noi.

La commessa addirittura appartava capi per noi al telefono, dopo che con una telefonata la avvertivamo di aver visto in vetrina un capo che volevamo a tutti i costi.

Anni fa, se si frequentavano negozi di fiducia, il rapporto che si instaurava con la commessa era molto stretto; un po’ perché spesso era la titolare del negozio e quindi aveva tutto l’interesse, ed un po’ anche perché c’erano persone che proprio avevano una passione innata per la moda ed incantavano davvero per la loro modalità di approccio al cliente.

Oggi le cose sono “leggermente” cambiate, o meglio, la fine della filiera è davvero stata stravolta. Cosa intendo?

Intendo dire che oggi, con l’avvento dei grandi megastore, tutto è profondamente cambiato.

Entrando da Zara, ti si apre un universo di stili e colori: trovi il basico a destra, pezzi da serata a sinistra, capi per l’ufficio in fondo, calzature a terra , accessori sparsi un po’ ovunque.

Insomma in questo infinito mondo di proposte capisci quanto la vastità di scelta è esponenzialmente triplicata rispetto a quella dei negozi di paese.

Ho citato Zara ma anche H&M, Primark, Berska e tantissimi altri store con metrature da supermercato, che propongono una moltitudine di capi con una grande differenza rispetto ai nostri negozietti di paese. In questi stores non sei accolta dalla titolare o dalla commessa di fiducia ma inizialmente il giro di supervisione dei capi è tuo e solo tuo. Mi sembra abbastanza scontato che in un’estensione di circa di 1000/2000 metri quadrati non puoi trovare una commessa per ogni cliente e quindi, come dicevo, il primo screening è nostro.

Voglio però precisare che quando cerchi un posto di lavoro in questi stores la ricerca che dovrai fare è denominata: “sales assistant”. La commessa ormai è passata di moda ma non solo nella nomenclatura ma e soprattutto nel ruolo che ormai non esiste quasi più.

Direi quindi di iniziare ad addentrarci in questo gioco del “trova le differenze” partendo appunto dalla terminologia.

Secondo l’istituto Treccani la definizione di “commessa” è: la fornitura di uno specifico prodotto o servizio utilizzando una quantità ben determinata di risorse.

Contestualizzando nel nostro ragionamento quindi la commessa del negozio è una persona che ci fornisce uno specifico servizio (proposta di capi d’abbigliamento) utilizzando una quantità ben determinata di risorse; nel nostro caso la sua esperienza, il suo personale gusto, le sue proposte di capi in negozio ma soprattutto la sua conoscenza di noi. Ci conosce e quindi sa consigliarci e, quasi sempre, soddisfarci al meglio. Avete mai letto “Vita da commessa” di Laura Fanfani? Ecco ve lo consiglio vivamente.

Per la definizione di sales assistant non serve l’enciclopedia Treccani perché semplicemente traducendo dall’inglese, abbiamo scoperto l’arcano: assistente alle vendite.

La ragazza che quindi troviamo nei grandi stores ci assiste quindi nella vendita di capi. Questo non significa che non sia preparata o che non ci segua esattamente come la commessa ma la modalità dell’ assistant è differente.

Innanzitutto non è la titolare e quindi l’approccio è diverso, poi la sua mansione non è quella di accoglierti in negozio e seguirti in tutto il tuo percorso di acquisto ma di appunto “assisterti” nella tua scelta solo nel caso tu ne abbia bisogno.

Facile ricordare le volte in cui entriamo da Zara, proviamo un capo e andiamo in cassa, tutto da sole. A me capita spessissimo.

Non serve andare oltre per capire l’enorme differenza, non per puntualizzare cosa sia meglio, ma semplicemente per differenziare come siano cambiati nel tempo le opzioni di acquisto.

Oggi sempre più ci si affida in primis a noi stessi e poi al massimo si chiede aiuto per taglia o colore all’ assistant ed in un’ottica di customizzazione dell’offerta questo è grandioso, ognuno sceglie ciò che gli piace e non viene in parte corteggiato sulle scelte da un’altra persona.

Quello che si perde però è un pochino il lato umano che, siamo sinceri, non era poi così male.



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