NON E’ LIBERO CHI E’ SCHIAVO DEL PROPRIO CORPO

Non sono mai stata un peso piuma, o meglio non ho mai portato una taglia 40!

Ho sognato la taglia 40 per anni e forse, in un particolare e triste periodo della mia vita l’ho anche sfiorata….ma poi ho preso il largo.

Sì beh, non sono mai stata “grassa”, “larga”, “robusta” ma il mio status è molto lontano dall’essere definito esile.

Mio malgrado, oltre a questo ho sempre odiato andare in palestra, con l’aggravante che mi ci sono iscritta per anni e anni, senza mia frequentare.

Iscriversi in una nuova palestra, mi ha sempre fatto sentire abbonata allo sport, alla fatica, al sudore, alla magrezza ma credetemi, se non le prime due/tre volte per sapere che corsi facevano e se c’era la sauna o no e poi…sparivo!

Il compagno della mia migliore amica dice che io e lei potremmo tranquillamente ritenerci azioniste di diverse palestre nella nostra zona.

La procedura di rito è sempre la stessa: arriva il messaggino con l’offerta della nuova palestra, ci facciamo ingolosire dal prezzo, ne parliamo velocemente come due vere socie in affari, decidiamo giorni e orari certi in cui la frequenteremo, dissentiamo pure sull’assenza di Tecnogym in questa o in quella palestra e poi? Investiamo subito nella mensilità? Macché! Abbonamento annuale, così siamo sicure di risparmiare e di avere molto tempo a disposizione per utilizzarlo.

Il titolo di questo post non è casuale perchè ciò di cui sento necessità di parlarvi è proprio il nostro corpo ed il nostro sentirci inadatte fisicamente.

Quando? Per esempio quando veniamo invitate ad un evento, un matrimonio. Per settimane abbiamo provato abiti e abiti senza trovare nulla che soddisfasse le nostre aspettative e quindi alla fine optiamo per un capo, solitamente nero, che già abbiamo testato, quel solito tubino nero presente nel nostro guardaroba. Non ci soddisfa pienamente ma è la soluzione che ci salva; poi arriviamo davanti alla chiesa e la testimone indossa con perfetta sinuosità proprio l’abito che avremmo tanto voluto avere addosso noi.

Quando? Per esempio quando ci troviamo nude davanti ad uomo. Vestite e agghindate tutto si può camuffare ma quando ci si trova nell’intimità non abbiamo scelta e dobbiamo mostrarci per ciò che siamo veramente. Con i nostri cuscinetti sui fianchi, adiposità localizzata un po’ ovunque e quella addominale addolcito in pancetta che fa parte integrante di noi dall’adolescenza.

Potrei continuare a farvi esempi ma di certo il concetto è chiaro.

Spesso il nostro fisico ci disgusta.

Dobbiamo però essere sincere tra noi e ammettere che non capita proprio sempre di sentirci così inadatte. Questa modalità si accentua in giornate o periodi down e invece si placa in momenti in cui il morale ci sorride.

Non voglio fare la moralista ma ora è il caso di dire basta e questa continua ossessione verso la perfezione fisica.

Le modelle da passerella sono di un altro pianeta e a tutte quelle di noi che le prendono come esempio e fanno scioperi della fame devastanti per assomigliare a loro voglio raccontare un aneddoto.

Quando lavoravo per la maison di moda, durante il periodo di campagna vendita le modelle passavano ore e ore a sfilare per mostrare i capi ai buyer che dovevano scrivere l’ordine. Durante queste giornate infinite, capitavano pause anche lunghe tra un cliente ed un altro e oltre a portare caffè alle ragazze che sfilavano, mi venne l’idea di portare a loro dei croissants. Che idea malsana….a delle modelle delle croissants? Ero davvero ingenua!

Una di loro mi ha molto colpito perché a differenza delle altre ragazze, non rifiutò con cortesia il mio gesto, ma prese dal sacchetto una brioches con dello zucchero a velo sopra e invece di morderla, lei leccò semplicemente lo zucchero con la punta delle lingua per un paio di volte. Mentre lo faceva, chiuse gli occhi come per gustarlo meglio e subito dopo ripose nel sacchetto il dolce.

Rimasi basita, immobile davanti a lei per qualche secondo, poi ripresi il sacchetto e tornai giù nel mio ufficio.

Ho ripensato molte volte a quella scena e più ci pensavo, più la vedevo come una violenza che questa ragazza, per lavorare, doveva subire.

Aveva leccato lo zucchero a velo per due motivi: per prima cosa aveva bisogno di prendere forza per affrontare altre lunghe ore di sfilata su tacco 12 e poi, ne ho come la certezza, ricordando la sua espressione chiudendo gli occhi…..sembrava una bambina che non era mai salita sulle giostre.

Due parole: libertà e schiavitù…c’è chi è morto per garantire a tutti noi di  poter essere persone libere in ogni sfaccettatura della nostra vita ed è per me davvero inconcepibile chi riesce, in perfetta autonomia, a violentarsi da solo e a diventare schiavo del proprio corpo.

Lascio a voi ogni altra considerazione.

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