LA MIA PRIMA SFILATA

“Je ne serai jamais personne mais personne ne sera jamais comme moi”

Questa è la frase che fece da sfondo alle mie lacrime davanti alla prima sfilata di moda a cui ho avuto il piacere di presenziare.

Peccato che non fossi una star o una giornalista da prima fila ma una semplice stagista da pochi mesi arrivata in una delle più grandi maison di moda di Milano.

Dopo la laurea ed il Master volevo a tutti i costi lavorare nel mondo della moda. Allora si spedivano ancora i CV cartacei e ricordo di averne preparati circa un centinaio, tutti indirizzati a case di moda o grandi gruppi del lusso in Italia e in Francia.

La chiamata per lo stage arrivò dopo circa un mese e io accettai di buon grado.

Vi parlerò in un post dedicato di questa esperienza lavorativa perchè fu indimenticabile.

Qui voglio raccontarvi cosa si prova a stare dietro le quinte di un evento al quale avevo sempre assistito solo in tv durante gli spezzoni finali dei tg durante le varie settimane della moda.

La maison di cui parlo era un nome storico, scrivo “era” perché oggi purtroppo non c’è più ma il suo nome è oggi accostato ai più grandi stilisti del mondo.

L’architetto, così lo chiameremo, era noto a tutto il mondo, la camicia bianca il suo capo indiscusso più famoso e riconosciuto.

La camicia bianca di Gianfranco Ferré

Lui non si vedeva mai nei corridori; il suo ufficio stile si trovava all’ultimo piano di uno dei palazzi d’epoca più belli di Brera.

Il suo profumo, la sua voce e la sua ombra però rieccheggiavano in ogni angolo del palazzo. In ogni stanza lui poteva apparire e sparire senza nulla chiedere, solo per piacere…era casa sua.

Iniziai a novembre e a gennaio sfilava la collezione uomo autunno/inverno.

Mi avevano dato un piccolo PC in condivisione sulla scrivania di un responsabile commerciale e passai la fine di quell’anno a mandare migliaia di fax e mail in attesa di risposte alla loro presenza alla sfilata.

Giusto per chiarire, non stavo svolgendo il mio stage nel tanto sognato ufficio stampa, dove i nomi delle celebrities presenti alla sfilata volavano da una sedia all’altra del parterre decidendo dove farli accomodare…no io lavoravo all’ufficio commerciale, quindi i miei interlocutori tramite questo ormai amico “fax” erano buyer, titolari di punti vendita, responsabili commerciali.

Arrivò presto Natale e con loro qualche giorno di vacanza.

Pre defilé – passerella vuota

Ricordo che passai quei giorni con il cuore in fermento in attesa di tornare presto al lavoro per poter assistere all’evento.

Quando a gennaio tornammo tutti in ufficio ci vennero assegnati i compiti per il giorno della sfilata e indovinate un po’ dove mi destinarono? Accoglienza e supervisione del guardaroba per tutta la durata dell’evento. Guardaroba primo piano, sfilata al secondo.

Potevo scegliere? Ero l’ultima arrivata, ovvio che no.

Il giorno fatidico arrivò e se mi sforzo potrei anche dirvi la data…credo fosse il 18 gennaio intorno all’ora di pranzo.

Tutta impettita nella mia divisa tailleur pantalone di colore nero corvino, ero in postazione insieme ad un’altra stagista dell’ufficio stampa.

Ci consegnarono i loro capispalla tantissime persone e tra loro vip, celebrities, calciatori e starlette  e non riuscivo a stare concentrata sui biglietti da consegnare per il ritiro del loro capo. Ero letteralmente stordita da quel mondo di personaggi noti che mi stava sfilando dinanzi.

Poi ad un certo punto tutto si placò e una musica lounge ci avvolse.

Io e la mia collega ci guardammo fisse negli occhi ed in un attimo decidemmo…prima vado io e poi vai tu. Non ci saremmo perse l’occasione di vedere la nostra prima sfilata di moda!

Arrivata nel salone del secondo piano, ricordo che non c’era spazio per passare dalla calca di gente che si alzava in punta di piedi per osservare.

Come un gattino che si fa spazio tra la folla mi abassai e cercai di farmi strada..permesso, scusi permesso, mi perdoni signora, grazie, grazie mille….eccomi. Finalmente ce l’avevo fatta. Ero riuscita ad arrivare in un punto in cui alzandomi vertiginosamente sulle punte dei piedi potevo vedere passare i modelli.

Voi vi state chiedendo…e quindi? Cosa hai visto? Non ricordo né i modelli che possenti mi passavano dinanzi agli occhi né i meravigliosi capi che indossavano.

Ricordo solo le mie lacrime….lacrime di gioia pensando a dove mi trovavo e di un sogno per me realizzato.

Ero in centro a Milano, lavoravo per una delle più grandi griffe del mondo e stavo assistendo alla mia prima sfilata accanto ad illustri ospiti.

Gianfranco Ferré 1944-2007

Ce l’avevo fatta!

“Je ne serai jamais personne mais personne ne sera jamais comme moi”

Questa frase era dipinta come sfondo della passerella e ne ho fatto una filosofia di vita!

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